Parodontologia
Diagnosi e trattamento della malattia parodontale — la principale causa di perdita dei denti negli adulti. Percorso strutturato in tre fasi, con protocollo scritto e rivalutazione sistematica.
Chirurgia parodontale — Dott. Domenico Giannoccaro · Università “G. D’Annunzio” Chieti
Parodontologia avanzata — Dott. Paolo Saragnese · Boston University
Igiene e mantenimento — Mariella Giuliani · igienista dentale
La malattia parodontale non fa male. Almeno all'inizio
È per questo che molti pazienti arrivano in studio quando il danno è già avanzato. La malattia parodontale — comunemente chiamata piorrea — è un'infezione batterica che distrugge progressivamente i tessuti di supporto del dente: gengiva, legamento parodontale e osso alveolare. In assenza di dolore, i segnali vengono ignorati per anni.
I segnali che non vanno sottovalutati sono: sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento, gengive che si ritirano, alitosi persistente, mobilità dentale, denti che sembrano «allungarsi», quando in realtà è la gengiva a ritirarsi verso la radice a causa dell'infiammazione in corso. Ognuno di questi segnali può indicare con maggiore o minore certezza una malattia parodontale in corso. La diagnosi precoce cambia radicalmente la prognosi.

Lo screening parodontale: come funziona e cosa rileva
In studio lo screening parodontale segue un protocollo sistematico. Si parte con il test PSR (Periodontal Screening and Recording): una sonda millimetrata viene inserita nel solco gengivale in sei punti per ciascun dente per misurare la profondità delle tasche. Il test è rapido e fornisce un quadro immediato della situazione.
Al PSR si aggiungono quattro radiografie bitewing — che mostrano il livello osseo interapprossimale — e una valutazione visiva di gengive, mobilità e condizione dei tessuti molli. Se lo screening è positivo, il paziente viene guidato verso il percorso di cura della malattia parodontale.
Il percorso diagnostico completo
Test PSR
Sondaggio in sei punti per dente. Valutazione rapida della profondità delle tasche parodontali.
Radiografie bitewing
Quattro rx interapprossimali. Misurazione del livello osseo e rilevamento del danno radiologico.
Valutazione visiva
Gengive, mobilità, tessuti molli. Analisi clinica integrata a completamento dello screening.
Cartella parodontale
In caso di screening positivo. Raccolta dati completa: full radiografico, fotografie, sondaggio esteso.
Terapia attiva: debridement, controlli, rivalutazione
Se lo screening è positivo, il percorso si articola in tre fasi distinte. La prima è la raccolta dati completa: cartella parodontale estesa, full radiografico, fotografie cliniche. Serve a capire con precisione l'entità del danno prima di intervenire.
La seconda fase è la terapia attiva: igiene professionale approfondita, full mouth debridement — pulizia a bocca intera in sessioni ravvicinate — istruzione all'igiene domiciliare personalizzata e controlli intermedi. L'obiettivo è eliminare il carico batterico e arrestare la progressione della malattia.
La terza fase è la rivalutazione: a distanza di alcune settimane dalla terapia attiva, si misura di nuovo la profondità delle tasche per valutare la risposta tissutale. Quella risposta decide il passo successivo: mantenimento periodico, approfondimento della terapia o, nei casi indicati, chirurgia parodontale.

Quando la terapia causale non è sufficiente
Gli interventi chirurgici parodontali sono gestiti dal dott. Domenico Giannoccaro, che ha conseguito un Perfezionamento in Chirurgia Parodontale Applicata presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, e dal dott. Paolo Saragnese, con formazione avanzata in Parodontologia presso la Boston University.
La chirurgia parodontale non è la prima risposta, ma la risposta corretta quando la situazione clinica la richiede. Viene proposta solo dopo che la terapia causale ha dimostrato i propri limiti oggettivi.
Domande frequenti sulla parodontologia
La malattia parodontale si guarisce?
La malattia parodontale non si guarisce nel senso letterale del termine: i tessuti persi non rigenerano spontaneamente. Si può però arrestare la progressione, stabilizzare la situazione e, in alcuni casi, recuperare parzialmente i tessuti con tecniche rigenerative. L’obiettivo del trattamento è portare il paziente in una condizione di malattia parodontale trattata e stabile, che richiede mantenimento periodico ma non compromette la conservazione dei denti.
Quanto dura il percorso di cura?
Dipende dall’entità della malattia. Nei casi lievi o moderati, la terapia attiva si esaurisce in 2–4 sedute nel giro di alcune settimane. Nei casi avanzati, con coinvolgimento osseo significativo o necessità di chirurgia, il percorso si estende su alcuni mesi. La rivalutazione avviene sempre dopo la terapia attiva, prima di decidere il passo successivo.
Il trattamento fa male?
La terapia parodontale non chirurgica viene eseguita in anestesia locale nelle sedute più impegnative. Il disagio post-seduta è generalmente lieve e gestibile con comuni antidolorifici. La chirurgia parodontale prevede anestesia locale e un decorso post-operatorio di alcuni giorni, con fastidio controllabile con la terapia prescritta.
Ho le gengive che sanguinano: è sempre parodontite?
Non necessariamente. Il sanguinamento gengivale può essere il segnale di una gengivite — infiammazione superficiale reversibile con igiene professionale e domiciliare corretta — oppure di una parodontite in corso. La differenza la fa lo screening: senza sondaggio parodontale e radiografie non è possibile distinguere le due condizioni. Il sanguinamento non va ignorato, ma non va nemmeno interpretato senza una valutazione clinica.
La malattia parodontale è contagiosa?
I batteri responsabili della parodontite possono trasmettersi tra conviventi attraverso la saliva — baci, uso condiviso di posate, contatto diretto. Non si parla di contagio nel senso classico, ma di trasmissibilità del patrimonio batterico. Per questo nelle famiglie in cui uno dei componenti ha una diagnosi parodontale, è consigliabile che anche gli altri effettuino uno screening.
Posso perdere i denti nonostante il trattamento?
In alcuni casi avanzati, con perdita ossea grave e tasche molto profonde, la prognosi di alcuni denti può restare negativa. Anche dopo un trattamento corretto. La parodontologia non salva sempre ogni dente: salva la bocca. L’obiettivo è conservare il maggior numero possibile di elementi dentali in condizioni compatibili con la funzione e con l’igiene a lungo termine.
La malattia parodontale richiede un percorso strutturato e continuativo nel tempo. Per questo la scelta dello studio conta: serve un riferimento stabile, raggiungibile, con un protocollo chiaro. Lo Studio Dentistico Giannoccaro è il punto di riferimento per la cura parodontale nella provincia di Bari sud, con pazienti che arrivano da Monopoli, Conversano, Castellana Grotte, Mola di Bari, Putignano e dall'area di Fasano. Il percorso — dalla diagnosi alla chirurgia, fino al mantenimento periodico — è gestito interamente in studio da un team dedicato.

